venerdì 21 agosto 2009

Piccozza e Ramponi a quota 500m

A quota 6000m, su un infinita distesa di ghiaccio, ogni vita è attaccata a sé stessa. Ci sono i compagni di cordata, ma la maggior sicurezza è la tua piccozza. Niente è più importante.
Hai il cammino, la vetta, la vita legati tutti al tuo moschettone d’acciaio. Ci sono i sostegni, le grida d’incoraggiamento ma le gambe devono procedere da sole.
Sei solo in mezzo al freddo gelido. Tu e la montagna. Tu e il colosso di ghiaccio. Nessun altro.
E così ti rendi conto che il tuo destino dipende dai tuoi passi, dalla fermezza con cui pianti il rampone a terra.
Possono spingerti il morale, ma solo la tua forza ti porta a toccare la cima. Solo la caparbietà ti permette di tornare al campo base sano e salvo.

E spesso –troppo spesso-, anche io mi sento in mezzo al K2, anche se a quota 500m. Anche se l’umidità è fitta come la nebbia, il caldo m’asfissia e la voglia di fare si condensa in una pozza di sudore.

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